Follow me

Il troppo stroppia
1 febbraio 2011|Professione

Il troppo stroppia

Il troppo stroppia

Non è un mistero: la vita del fotografo medio non è facile e di certo non è tra i lavori meno rognosi anche se la passione che ci alimenta fa passare in secondo piano (quasi) qualsiasi difficoltà. Però ci sono momenti in cui lo scoramento ha il sopravvento, soprattutto se diventa chiaro che un cliente viene da noi solo perché siamo quelli che costano meno o gli unici liberi il giorno stesso della chiamata.
Siamo ormai abituati a clienti muti anche quando pensiamo di aver fatto il miglior lavoro di sempre,  a lavori accettati per il rotto della cuffia, a preventivi dimezzati o a budget astronomici destinati… a qualcun’ altro. Ma vi aspettereste mai che un cliente vi dica che siete “troppo” per lui?

E’ senza dubbio una situazione anomala ma da non sottovalutare per quel che comporta.
Una delle migliori qualità che deve avere un fotografo è imparare a capire cosa vuole esattamente il suo cliente. L’analisi deve essere fatta con un pò di testa soffermandosi su quelle che sono le esigenze primarie e spesso non espresse del committente. Il fotografo commerciale ha il compito di tradurre in immagini le necessità di un imprenditore (che con la creatività ha spesso poco da spartire) e non deve lasciarsi trasportare troppo dall’entusiasmo rischiando di lanciarsi in proposte non adeguate.
Eccedere in atti di spregiudicata creatività può a volte ledere la professionalità perché anche in questo modo il cliente può rimanere scontento. Per esempio un vino venduto nel brik di cartone non ha bisogno di una immagine elegante e sofisticata altrimenti si rischia di andare fuori target. Ne potrebbe risentire il prodotto stesso.

E poi non importa quale sia il lavoro da fare, siate metodici; se una persona chiede 10 non dategli 20 a tutti i costi; non sarebbe nemmeno in grado comprenderlo e apprezzarlo. Fate cento e più domande anche a costo di sembrare degli idioti (qualche battuta aiuta a sdrammatizzare e a nascondere l’imbarazzo) perché chiarirsi le idee renderà più facile eseguire il lavoro e vi permetterà di non dover richiamare il cliente in un secondo momento. Se c’è modo fatevi sempre dare i bozzetti perché sul momento è tutto chiaro e facile mentre a casa qualche dettaglio vi può sfuggire. Cercate di seguire le linee guida senza andare troppo oltre. Informatevi sulla tipologia di cliente finale e sull’età media.

E non sottovalutate MAI la potenza di un buon preventivo dettagliato, anche se si tratta del ritratto di vostro cugino. Non tralasciate nulla, non date niente per scontato. Le peggiori situazioni di lavoro sono quelle nate in amicizia. Quelle dove dici “ma si, tanto poi ci mettiamo d’accordo”. Così si perde il cliente e l’amico.

Nel caso non riusciate a trovare accordi nemmeno in questo modo, fatevi dire di no perchè siete troppo costosi, e non perchè non rispecchiate le esigenze del cliente.

15 comments
Share

15 coments

  • 1 febbraio 2011 alle 12:24

    Santissime parole.
    L’esempio che faccio sempre a chi si lamenta che il cliente non capisce niente e’ che se cerchi una Panda e tu in risposta offri una Lamborghini, la macchina puo’ essere bella finche’ vuoi ma non e’ il cliente a essere un idiota.

    E sottoscrivo con il sangue l’importanza del preventivo.
    Non solo perche’ serve a pararsi il culo e a dormire tranquilli la notte, ma anche perche’ comunica al cliente che siete in grado di gestire la situazione e di sapere quanto tempo di serve, che tipo di materiali, quante persone ecc ecc.

    • Barbara
      1 febbraio 2011 alle 12:32

      In effetti far capire al cliente che il preventivo serve in primo luogo a lui, per sua sicurezza, fa apparire tutto sotto una luce diversa.

  • 1 febbraio 2011 alle 12:28

    Mi piace la chiusa. Hai TROPPO ragione! 😉

    • Barbara
      1 febbraio 2011 alle 12:32

      meglio essere conosciuti come dei fotografi molto cari che molto complicati da gestire :-)

  • 1 febbraio 2011 alle 12:50

    bella foto 😉

    • Barbara
      1 febbraio 2011 alle 13:50

      merito dell’Italypse, tze.

  • 1 febbraio 2011 alle 14:40

    grazie per il post Barbara…
    Sono d’accordo con te sul “buon preventivo dettagliato” anche se spesso ho come l’impressione che “spaventi” il potenziale cliente, tu che dici?

    • Barbara
      1 febbraio 2011 alle 15:03

      Io credo di no. Se nel preventivo vengono indicate anche le clausole che coprono il cliente (data di consegna, quantità, utilizzo, qualità, garanzie varie) questo diventa un potente strumento che lascia a te la serenità e al cliente la sicurezza. Generalmente sono i piccoli clienti a spaventarsi solo perchè non sono abituati, ma se composto bene un preventivo non ha bisogno di essere spiegato. Invece i clienti più grandi o le agenzie richiedono obbligatoriamente un preventivo scritto. Io li faccio regolarmente firmare e fatto una volta diventa tutto normale. Sicuro tu, sicuri loro. Doppio vantaggio :-)

  • 2 febbraio 2011 alle 17:34

    Considero il preventivo un punto cruciale di qualsiasi attività, così come un “listino” ufficiale dei propri servizi, non tanto per renderlo pubblico ma per dare una certa coerenza di fondo ad ogni offerta che viene emessa. In effetti mi ritengo abbastanza un “maniaco” del preventivo e dei listini, perchè mi piace l’dea di avere uno standard e non di andare “a braccio”.

    Eppure trovo sempre molto difficile quantificare il mio tempo, soprattutto ad inizio attività quando ogni nuovo lavoro oltre che “remunerazione” significa anche e soprattutto “curriculum”, perchè se c’è una cosa che mi sembra abbastanza chiara è che chi non ha lavorato o ha lavorato poco non lavora!
    E allora per quanto uno si faccia un super foglio excel includendo tutte le voci, i costi standard, i costi vivi, il proprio utile ecc. ecc. alla fine il totale sembra sempre troppo alto! E per quanto sappia che è sbagliato, a quel punto cala sempre la mannaia che nonostante tutti i calcoli riporta quel totalino finale ad una cifra che nella mia testa possa essere “proponibile”.

    Forse è giusto così, nel senso che all’inizio non si hanno ancora gli strumenti professionali e soprattutto quella seppur minima tranquillità economica tale che ci consenta di adeguare il mercato a noi stessi e non viceversa….o forse no? Quand’è che si può parlare di giusto compromesso e quando invece diventa mera svendita della propria professionalità? E come conciliare quello che pensiamo di valere con quello che offre il mercato se in qualche modo ‘s’ha dda campà’?

    • Barbara
      2 febbraio 2011 alle 18:50

      In primis, se con quello che chiedi non vivi, chiudi tutto, stai regalando il tuo lavoro. Se invece si tratta di trovare il modo di dare valore alla tua professionalità, allora devi capire chi sei e cosa fai, quanto valore effettivo hai sul mercato (senza guardare a quelli che lo fanno come secondo lavoro e gratis) e che tipo di qualità offri. Inoltre, come dicevo nel post, bisogna anche essere in grado di proporsi al cliente giusto. E questo ovviamente non te lo insegna nessuno se non l’esperienza.

  • Gianluca
    3 febbraio 2011 alle 14:53

    Ciao Barbara.
    Capisco molto bene la tua situazione, anche se opero in un campo differente, la grafica 3d, ma per molti aspetti simile a molte altre attività che hanno in comune un rapporto di un determinato tipo con altre persone, solitamente dette “clienti”.
    Miei clienti tipo sono spesso e volentieri impresari edili, titolari di mobilifici, architetti e geometri.
    Giusto l’altro giorno ho deciso di fare un importante aggiornamento al motore di resa che uso di solito: abbandono il vecchio e collaudato programma per passare a qualcosa di più realistico, di più preciso, ma, purtroppo, più lungo nei tempi di resa. Consegno il secondo lavoro e sono soddisfatto: il programma seppur lento funziona, ed il risultato è decente. Dopo un giorno mi chiama il cliente e mi imputa il fatto che nelle immagini manchino delle automobili per indicare gli spazi di parcheggio. Questo non si è minimamente accorto del cambio di programma… se avesse avuto dentro delle auto sarebbe andato benissimo il disegno fatto da sua figlia che va in 2a elementare, basta che si veda la casa! Resa più o meno fotorealistica? Bah, scemenze! Lì ho capito il discorso che fa Bruko sulla Lamborghini al posto della Panda e sul cliente che non ne scorge la differenza… e purtroppo concordo: l’idiota non è lui…
    Ho sempre cercato di vender Lamborghini cercando di spiegare ai clienti quale fosse la differenza… ma ultimamente sembra una battaglia contro i mulini a vento. Adesso, preso da scoramento, non so che fare: portare ancora (e insisti!) avanti questa guerra, o ritirarmi? La battaglia necessiterà di soldi, investimenti… sinceramente mi sembra di prendere il portafogli e metterlo nella greppia delle capre, tanto il risultato non potrebbe esser diverso! Bah… sto sempre alla ricerca del cliente giusto… arriverà, spero!
    Concordo in toto sul discorso preventivo: stai pur tranquillo che se avrai saltato una sola possibile e remota voce, quella sarà quella su cui si appiglieranno come una cozza allo scoglio per poterti tirar fuori magagne… ergo: preventivi chiari e ben definiti!!!

    Ciao!

    Ps: scusa il romanzo!

    • Barbara
      3 febbraio 2011 alle 15:09

      Infatti Sara ha detto bene: gli idioti siamo noi quando vogliamo a tutti i costi fare qualcosa di strafigo per un lciente che non ne capisce o non ne ha bisogno. A quel punto bisogna puntare più in alto. Se devo cambiare lavoro prima di mollare ci voglio provare fino in fondo :-)

      • Gianluca
        3 febbraio 2011 alle 15:49

        Ecco appunto… prima di chiuder baracca, perchè costruire la Panda al posto della Lamborghini non è mia intenzione, piuttosto vado a fare il muratore, cerco di sparare alto… poi vada come vada, almeno la coscienza (ma non il fegato!) è a posto!

  • 7 febbraio 2011 alle 18:47

    Bhe forse vado un po’ fuori tema, ma a proposito del “vi è mai capitato che vi dicessero “sei troppo””, una volta mandai a un c.v. a una redazione e il tizio mi rispose: “La ringrazio ma cerchiamo una persona con molta meno esperienza di lei.”
    Non so se era un goffo gentleman o un idiota, ma propendo per la seconda

    Anna

    • Barbara
      7 febbraio 2011 alle 18:51

      Io credo invece che avesse dimenticato di spiegarti che il “meno esperienza” includeva il “…perchè vogliamo pagarlo meno di niente”. Meglio così guarda :-)

  • Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Post Recenti
    Archivio