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Italiani integrali
4 febbraio 2014|Amsterdam

Italiani integrali

Italiani integrali

Non mi ero resa conto che fosse passato così tanto tempo dall’ultimo post, sono sconvolta. Ma questa città è talmente piena di possibilità e cose da fare che il tempo passa velocissimo e a volte si perde il senso delle cose quotidiane. Infatti più di un anno è passato da quando io e Nik ci siamo trasferiti e abbiamo già avuto modo di fare i nostri bravi bilanci. Senza tediare nessuno posso dire brevemente che nonostante la tendenza generale abbiamo avuto un anno strepitoso. In merito di soddisfazioni personali e lavorative. Adoriamo vivere qui e ci siamo adattati alle abitudini olandesi piuttosto rapidamente. Evidentemente eravamo proprio “cotti a puntino”, perfettamente pronti all’esodo. Non riesco altrimenti a spiegarmi come possa essere stato così facile. Facile l’accettare il cibo diverso, il tempo imprevedibile, le usanze strampalate, il suono di una lingua assurda, il senso estetico (inesistente), il modo di approcciare le persone, i rituali per prendere appuntamento, la fiscalità, la rigidità di pensiero, la puntualità richiesta e tante altre diversità. Certo che la bellezza di questa città, che credo una delle più belle al mondo, ti toglie il fiato; non puoi far altro che innamorartene. Quando te ne giri in bicicletta sui canali alle 6 di sera, che il sole comincia a scendere, le luci nelle case si accendono, i canali rispecchiano il viola del cielo, le persone affollano le strade (con qualsiasi temperatura)… un momento davvero magico. Beh, credo si possa capire perchè rispondo sempre “Nulla!” quando mi chiedono “Cosa ti manca di più dell’Italia?”. Lo ribadisco anche in questa intervista per un e-magazine olandese.

Con questo non voglio dire che non mi manca l’estate caldissima, il buon cibo italiano e il calore della gente. Diciamo che lo spirito di adattamento ha fatto in modo che riesco ad esaltare le cose positive. Certamente non sono una attaccata alla famiglia, quindi non sento per nulla la mancanza di casa o della mamma; la mia famiglia è qui con me. E questo aiuta. Il mio lavoro poi mi porta ad essere sempre a contatto con una categoria di persone favolose; chi si occupa di cibo è molto più rilassato di chi, per esempio, si occupa di moda. Si passano un sacco di ore a mangiare, assaggiare, bere, parlare di cibo e prenotare ristoranti. Gli olandesi sono molto più pazzi di noi per il cibo. Inoltre, essendo una nazione di navigatori e conquistatori, qui sono arrivate tutte le cucine del mondo: indiana, mandarina, cantonese, giapponese, francese, italiana, russa, etiope, surinamese, brasiliana per non parlare dei filoni vegetariana, vegana, crudista, fruttariana, ayurvedica (mi limito a quelle che ho conosciuto fino ad ora). Non avendo una forte tradizione culinaria dovuta al calvinismo (che proibisce di godere dei piaceri della vita) in tempi moderni gli olandesi hanno accettato tutte le cucine più disparate. Sono dei gran bevitori e nei negozi si trovano vini di ogni parte del mondo. Gli eventi legati al cibo sono infiniti: oltre alle classiche fiere e festicciole ci sono iniziative come pop up restaurant, case private che un giorno ogni tre mesi cucinano per il pubblico, eventi che durano un week end intero una volta al mese, serate a tema organizzate da artisti che sperimentano (dio sia lodato). No davvero, non posso star qui ad elencare tutto. Per chi lavora nel food questo è un vero paradiso. Le riviste di cibo sono tantissime e la qualità dell’immagine è molto alta (cosa che non posso dire per le misere rivistine italiane che son rimaste… sob). Nonostante ciò, sapete qual’è il maggior problema che abbiamo quando vengono amici a trovarci?? Immaginate… il cibo! La classica frase è “Ma non c’è un posto dove si possa mangiare qualcosa di normale?” Ma normale per CHI??

Ecco, e qui io mi arrabbio. Ma dico, elasticità? Curiosità? Spirito di adattamento? Voglia di scoprire cose nuove? Gli italiani sul cibo non li puoi toccare. I cibi per loro sono sempre troppo piccanti o troppo ricchi o troppo poco conditi o ci sono troppe verdure o non ce ne sono abbastanza o la carne non è buona o i formaggi non sanno di nulla o hanno un sapore strano o non sanno cosa c’è nel piatto. Io mi sono rotta. Al prossimo che mi chiede di portarlo a mangiare fuori mi do malata.

Per non parlare di chi vive qui e si lamenta lo stesso perchè gli manca la mamma, il sole, gli amici…. L’orticaria mi viene. Ma chi ve lo fa fare? Perchè vi imponete questa tortura? Volete stare in Italia? Ve la prendete così com’è. Noi abbiamo scelto di andarcene e probabilmente questa è stata la mossa vincente. Sicuramente siamo stati fortunati ma ci facciamo anche un gran culo dalla mattina alla sera ed evidentemente abbiamo delle buone carte. Cerchiamo di non passare tutto il nostro tempo solo con italiani e se lo facciamo è perchè sono persone speciali al di la della nazionalità.

Andare a vivere all’estero è come una camminata in montagna, se ti metti le scarpe col tacco rendi tutto più lento, diffcile e doloroso. Sta a te scegliere come vuoi affrontare il viaggio.

15 comments
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15 coments

  • 4 febbraio 2014 alle 15:59

    Sante parole. Io comunque li italiani li porto o li mando al La Place, in biblioteca o nei grandi magazzini, e pace. Vedono quello che vogliono ordinare, c’ è scelta, tutto è freschissimo e a km. zero e si arrangino.

    • Barbara
      4 febbraio 2014 alle 17:23

      Farò così anche io: gli darò la cartina in mano e un bel biglietto del tram valido tutto il giorno :-)

  • silvia
    4 febbraio 2014 alle 16:06

    Non avevo dubbi sul fatto che tu fossi felice. Quando il presente ci coinvolge a tal punto da non ricordare più nulla di ciò che è stato prima, significa che siamo completamente nel “qui e ora” e siamo nel posto giusto al momento giusto. Brava! In bocca al lupo e buona continuazione. Con gli auguri di tutta la felicità del mondo, perchè te la meriti.

    • Barbara
      4 febbraio 2014 alle 17:25

      Grazie. “Qui e ora” è il mantra del libro che sto leggendo (un pò lentamente da un anno). Si vede che funziona :-)

  • 4 febbraio 2014 alle 16:18

    Ti prego non scherzare!!! “Al prossimo che mi chiede di portarlo a mangiare fuori mi do malata”?!?!? Non ci pensare nemmeno e se quando ti verrò a trovare sarai malata per davvero, ti prendi una massiccia dose di aspirina e mi porti in uno di quei posti dove “non sai cosa c’è nel piatto” 😀

    Sono italiano di nascita ma curioso per natura e non mi perderei per nulla al mondo le mille sfaccettature di un qualsiasi posto che decida di visitare!

    • Barbara
      4 febbraio 2014 alle 17:26

      Ma va… tu fai mica testo ne! Non vedo l’ora di farti assaggiare cerce cosine…

  • Arianna
    4 febbraio 2014 alle 23:10

    Complimenti. Detto tutto, chiaro e tondo.
    Per la cronaca in 5 anni in Olanda (1 da pendolare, 4 da residente) non ho mai mangiato male, mai. Quando torno in Italia trovo che i panini dei bar siano di una noia mortale rispetto agli spettacoli che vedo qua per il pranzo! yuk yuk!

    • Barbara
      5 febbraio 2014 alle 10:41

      Hai ragione, i panini di qui sono molto più fantasiosi :-)
      Inoltre non ho mai capito perchè quando faccio paragoni fra i due Paesi, cercando di far capire appunto che non tutto in Italia è meglio, chi ci abita si sente sempre in dovere di difendere in qualche modo il territorio, come a voler dire “ma dai che poi non è così male”. Ecco, questo è quello che io dico “te la prendi così com’è”. Ti va bene? Ok, non ti lamentare però che poi non c’è lavoro, le cose non funzionano, la politica fa schifo. Perchè è quel “non è poi così male” che non farà mai cambiare nulla.

  • Dario
    16 maggio 2014 alle 11:39

    Ciao, posso chiederti se ad Amsterdam ti ritrovi a parlare in inglese o dopo un anno conosci l’olandese e dialoghi con quello? E’ una cosa che mi sono sempre chiesto, e, pur sapendo che ormai non passi di qua spesso, spero che tu possa trovare il tempo per rispondere.
    In ogni caso un grossissimo in bocca al lupo.
    Dario

    • Barbara
      16 maggio 2014 alle 13:52

      Purtroppo ancora non ho imparato l’olandese ma piano piano cerco di farlo. Troppo piano in effetti. Parlo ancora costantemente l’inglese coi clienti. E tanto per la cronaca sono in Italia ogni due mesi…. troppo spesso per i miei gusti :-)

      • Dario
        19 maggio 2014 alle 12:24

        Ti ringrazio per la risposta e rinnovo un grossissimo in bocca al lupo.

        Per prendere il largo ci vuole un sacco di coraggio per adattarsi anche, e alla fine ci vuole coraggio anche per tirare le somme.

        Tanto per dirti che secondo me quello non ti manca.

        Spero di riuscire a trovarlo anche io e a lasciare questo bizzarro paese.

        Ciao

        • Barbara
          19 maggio 2014 alle 12:44

          A volte ci vuole più coraggio a restare…. però io ho preferito darmi delle opportunità diverse. In bocca al lupo pure a te :-)

  • 22 giugno 2014 alle 22:48

    A luglio verrò cinque giorni ad Amsterdam, con lo scopo, tra gli altri, di mangiare decisamente bene. Ti seguo da anni, se volessimo prendere un caffè potrebbe essere l’occasione per fare merenda :)

    • Barbara
      25 giugno 2014 alle 16:32

      Merenda approvata! E come potrei perdermi un’occasione del genere? :-) Fatti sentire quando passi.

      • 26 luglio 2014 alle 00:11

        Mannaggia a me che mi sono persa questo messaggio. Sono appena tornata da Amsterdam ed è stato uno dei rientri più difficili dei miei viaggi all’estero. Mi sono proprio innamorata. Non so da quanto tempo non trovassi una città così bella, accogliente, rilassante. E ho anche mangiato molto bene. Tornerò sicuramente, intanto un abbraccio!

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