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Lavorare gratis
6 marzo 2016|Professione

Lavorare gratis

Lavorare gratis

Siete dei creativi liberi professionisti? Se si, avete di certo a che fare con richieste di lavoro che offrono in cambio “visibilità” al posto di un’onesta remunerazione. Che siate giovani, o non più tanto, che abbiate alle spalle uno o venti anni di lavoro, il cliente impertinente non guarda in faccia nessuno. Questo è il mio personale pensiero in merito all’argomento.

 

Una breve nalisi

Ma com’è che siamo arrivati a questo punto? Perchè i clienti hanno poco rispetto di un lavoro creativo?
A mio avviso ci sono tre fattori principali. Prima di tutto l’ignoranza. Intesa proprio come inconsapevolezza o incompetenza. Tutti noi creativi siamo convinti di fare il lavoro più bello al mondo (grafico, fotografo, musicista, pittore…) e spesso ce ne vantiamo. Portiamo così le persone a pensare che in realtà ci divertiamo e non facciamo fatica. Visto da fuori il nostro lavoro sembra un parco giochi, senza orari, senza regole e soprattutto senza capi che ci comandano. Nessuno osa pensare che un grafico dipendente si diverte tutto il giorno. Perchè ha degli orari da rispettare, ha un capo a cui rendere conto e dei risultati da conseguire.
In realtà i nostri clienti non hanno la minima idea di come sia la giornata tipica di un freelance, di quanto tempo impieghiamo per cercare nuovi clienti, di quante pratiche amministrative siamo costretti a seguire, di quante ore extra lavoriamo. Non conoscere questi aspetti li fa pensare che viviamo di passione e arte, che non abbiamo nulla da fare e che siamo sempre li per loro, pronti all’uso.

Poi c’è il fattore culturale. Da quando abito in Olanda, mi è capitato raramente di ricevere richieste di lavori non pagati e unicamente da italiani. Gli olandesi rispettano molto di più il lavoro creativo perché sono loro stessi in gran numero freelance, con lavori creativi o di altra natura. Vale poi la regola non scritta del “chiedere”. Se c’è un progetto giovane, a budget zero, si mette un annuncio pubblico chiedendo una collaborazione gratuita ed elencando i vantaggi. In questo modo chi se la sente partecipa spontaneamente. Il senso civico e il valore del lavoro e le persone è la cosa che mi fa rimanere in questo Paese.

Purtroppo in Italia c’è la cattiva abitudine di sottovalutare e non dare valore a quello che fanno gli altri. Questo è il terzo punto. Le abitudini sono dure a morire soprattutto quando gli esempi arrivano dalla massa. Anche se i nostri genitori ci hanno insegnato a dire “grazie” e “prego” è quasi naturale adeguarsi alla società che ci circonda prendendo atteggiamenti diversi dagli insegnamenti ricevuti. Non tutti hanno la capacità di riconoscerlo (a me ci sono voluti decenni) ma l’importante è pensare con la propria testa e cercare di circondarsi di persone che hanno lo stesso atteggiamento e rispetto. E’ un modo di vivere più sereno.

Perchè i clienti hanno poco rispetto di un lavoro creativo? Questione di ignoranza, cultura, abitudine.

 

Come valutare se accettare o no

Personalmente non sono contraria al lavorare gratis. Anzi, sono a favore. In casi limitati. Attenzione però, non parlo di progetti personali, quella è tutta un’altra cosa.
Bisogna fare però una distinzione tra lavorare “gratis” e ricevere un compenso “non monetario”.  Nel primo caso intendo fare un lavoro per il quale non è previsto nulla in cambio. Il secondo caso invece prevede uno scambio con la formula del “baratto”.

 

Lavorare gratis? SI se:

  • lo decido di mia spontanea volontà, non perché mi viene chiesto (se vi siete mai sentiti in obbligo verso qualcuno, consiglio di leggere Robert Cialdini e il suo “Le armi della persuasione”, capitolo II, La persuasione)
  • ho almeno un piccolo potere decisionale sul progetto (posso contribuire con la mia creatività, non essere solo esecutore)
  • non è un progetto commerciale (nessuno ci deve guadagnare a livello personale)
  • è a vantaggio di un’ampia comunità (associazioni di volontariato o movimenti sociali)
  • condivido le idee del progetto e del suo obiettivo
  • posso dedicarci il tempo necessario, quindi farlo bene, senza che ne risenta il mio lavoro
  • non mi danneggia dal punto di vista dell’immagine (deve rappresentarmi comunque come professionista)
  • non è in concorrenza con la mia professione

Ovviamente ci sono mille altre ragioni per cui una persona può decidere di dedicare il suo tempo ad un progetto gratuitamente. Queste sono le mie.

 

Diversa invece è la valutazione che faccio in merito a proposte di lavoro pagato in maniera “alternativa” (il baratto appunto). Prima di tutto lo considero un lavoro come un altro, non ci dedico meno tempo o fatica solo perché non ricevo dei soldi. Di seguito dico di SI se:

  • la persona con cui collaboro mi piace
  • il progetto mi piace
  • non devo tirar fuori dei soldi (in quel caso chiedo almeno la copertura spese)
  • posso dire la mia sul progetto
  • quello che mi offrono in cambio ha per me un valore
  • posso mettere le foto o il video nel mio portfolio
  • imparo qualcosa

Ognuno ha i suoi metri di paragone ma se devo rinunciare a dei soldi che mi farebbero pagare l’affitto, voglio che “quell’investimento” frutti in qualche modo. Professionale o spirituale, tutto vale. Ma deve apportare un plus nella mia vita.

 

Sono invece assolutamente contraria, e dico di NO (se riesco ad essere gentile) quando:

  • me lo chiede una persona che non ho mai visto ne sentito
  • è un progetto puramente commerciale
  • promettono in cambio mari e monti
  • lo chiedono con arroganza (grande caratteristica italiana)
  • capisco che non chiedono a me ma a un fotografo (cioè uno vale l’altro, basta non pagare)
  • non si scomodano nemmeno di farmi una telefonata
  • lo fanno come prassi (alcuni clienti sono noti per questo, spargete la voce ai colleghi)
  • il progetto non mi piace o non è creativo
  • non mi interessa lavorare per questo cliente, nemmeno a pagamento

 

Quali sono i lati positivi

Io ho avuto molte soddisfazioni dai progetti fatti aggratis. Poter intervenire a livello creativo ha fatto si che diventasse un progetto anche mio, mettendoci così il mio stile e le mie idee. Ho potuto passare del tempo con persone che stimo e che ammiro. Mi ha fatto imparare tantissimo sia a livello umano che tecnico, sperimentando nuove attrezzature o tecniche di ripresa. Il mio portfolio si è arricchito di progetti interessanti, che hanno anche avuto riconoscimenti internazionali. Il mio investimento è stato certamente ripagato in modo diverso da quello monetario.

Quindi, lavorare gratis si o no? Io dico CERTO, ma a modo mio.

10 comments
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10 coments

  • 6 marzo 2016 alle 19:20

    Ciao:-) sono assolutamente della stessa opinione! Possono esserci davvero delle valide ragioni per considerare un lavoro non retribuito – nel senso puramente monetario del termine.
    Un abbraccio!

    • Barbara
      6 marzo 2016 alle 20:36

      Eccome! :)

  • 7 marzo 2016 alle 10:39

    No, mai. Nel momento in cui tu offri la tua prestazione gratuita, c’è un altro te che resta senza lavoro retribuito. E prima o poi, sarai tu. Ti faccio un esempio banale: una nota rivista di cucina, tra le più vendute in Italia, mi ha chiesto un preventivo per una rubrica mensile di cucina naturale. Sono seguiti accordi, addirittura anche una proposta scritta con le linee generali della rubrica, un progetto in pratica. Poi hanno chiesto la stessa cosa a una nota scuola di cucina, gratis, in cambio di visibilità per i loro corsi. La scuola ha accettato, ha preso il mio progetto e fa la rubrica, con le mie linee guida.
    Sicuramente quelli della scuola hanno fatto i tuoi stessi ragionamenti sull’opportunità di lavorare gratis. Ma la conclusione è sempre una sola: l’unico che ci guadagna è chi non deve pagare il lavoro. Non loro, che vengono squalificati dalla prestazione gratuita e avranno una visibilità ben inferiore al valore del lavoro fornito. Non io, che ho perso il contratto ma amen, ne ho altri. Ma gratis, mai. Nel momento in cui tu dai una prestazione professionale gratis perché ti interessa, lo puoi fare bene e tutta la lista sopra, tu stai solo comunicando una cosa: il mio lavoro non vale abbastanza da essere retribuito, io non merito di essere retribuita.
    E tra l’altro, a corollario, si verificherà un’altra cosa, è una legge dell’universo: fai un lavoro gratuito e ti arrivano altre cento richieste. Mentre i pochi che ti avrebbero voluta pagare, quando si accorgono che fai prestazioni gratuite, si chiedono “Ma chi sono io, quello più cretino o quello con il progetto meno interessante?”

    • Barbara
      7 marzo 2016 alle 10:48

      Sono d’accordo, infatti io dico NO a tutti i lavori commerciali. Quello che citi tu è un lavoro commerciale, anzi rientra in quei casi “fai girare il nome tra i colleghi perchè sono stronzi di natura”. Se qualcuno ci guadagna, allora deve pagare. Se è un’azienda, allora deve pagare. Il mio si è solo su progetti dove di soldi non ce ne sono. Per nessuno in nessun caso e per giustificato motivo. Spero di essere stata più chiara. Puoi sempre non essere d’accordo però eh! :-)

  • 16 agosto 2016 alle 12:23

    Ciao Barbara, sono d’accordo con te. Un lavoro non commerciale, può stuzzicarmi e per tanto portarmi a dire di SI anche se non retribuito. Patti chiari e amicizia lunga: nessuna fretta dall’altra parte però. Un lavoro gratuito è un contributo e per quanto mi riguarda, non può impormi un ritmo serrato. Deve comparire il mio nome nel progetto, il quale se è buono e ben visibile in un determinato ambiente, mi porta comunque qualcosa in cambio.

    • Barbara
      16 agosto 2016 alle 17:42

      Le condizioni possono variare, basta che siano accettate di buon cuore e comune accordo da entrambe le parti. Certo che se uno lavora gratis per non avere nè visibilità nè gratificazione, allora deve sperare solo nei punti Karma :-)

  • 29 settembre 2016 alle 12:13

    Perfettamente d’accordo!
    anche sul fatto che, purtroppo, questa del “gratis a tutti i costi” è una pecca italianissima!
    Io ho una rubrichetta speciale per questi personaggi, etichettata “Sfruttolin de’ Sfruttolinis”. Una lista che non accenna a finire!

    • Barbara
      29 settembre 2016 alle 18:02

      Io sarei per fare delle liste pubbliche, ma pare che non sia molto elegante :-)

  • 16 dicembre 2016 alle 18:13

    Salve Barbara, ho trovato il suo articolo molto interessante, posso condividerlo sulla mia pagina?
    Saluti Pablo Peron

    • Barbara
      17 dicembre 2016 alle 13:11

      Ciao Pablo. È solo il mio punto di vista ma si certo, lo puoi condividere. Grazie, ciao.

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