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Prodezza o stoltezza?
7 ottobre 2010|Professione

Prodezza o stoltezza?

Prodezza o stoltezza?

Nel corso della vita di un fotografo c’è sempre il momento del dubbio. Arriva quell’infame spiritello che prima o poi ti fa vacillare su tutto. Gli interrogativi variano dal “chi sono e dove sto andando” all’ “avrò comprato il treppiede più adatto?”. Qualche tempo fa ero in una condizione mentale talmente negativa che volevo cambiare lavoro, lasciare tutto. Pensavo fosse la volta definitiva ma invece, come sempre, mi sono fatta una piccola analisi e ho capito che scappare non avrebbe risolto nulla. Il problema non è da imputarsi unicamente alla mancanza di lavoro o allo sputtanamento del mercato (argomenti attuali e sempre molto discussi) ma alla stima che si ha di se stessi. L’opinione che abbiamo del nostro operato ci accompagna in ogni istante ed è importantissimo avere occhio critico e razionalità; l’atteggiamento che abbiamo verso noi stessi ci aiuta anche ad offrire un servizio migliore ma soprattutto un piglio positivo ed entusiasta coinvolgerà in una spirale positiva noi e il cliente. Imparare ad autovalutare il proprio lavoro non è una cosa poi così scontata e dopo un pò che si fanno le stesse cose si rischia di non essere più realistici e a sottovalutare l’impegno di una commissione.

Proprio in questi giorni mi sono ritrovata a fare delle foto che, seppur entusista, mi hanno messo il dubbio… ma sono così veloce perchè non sono capace e tendo a semplificare? E invece riflettendo ho capito che l’esperienza in quel campo mi porta ad essere sicura e veloce da andare a colpo sicuro quasi subito. Non impiego più un’ora per trovare la luce giusta se devo fotografare un biscotto. So cosa mi piace e so cosa voglio. Dalle esperienze passate so dove mettere le luci e le modifiche sono minime. Realizzare che a volte confondo la “prodezza per stoltezza” mi fa capire che ogni giorno devo cercare di centrare il mio equilibrio e valutare le cose per quel che sono. E se ho dei meriti.. cavoli, sono solo miei. Quindi vanno bene le mazzate e le bastonate sui denti, i calci in culo e le punizioni, ma caspita, anche le pacche sulle spalle e le gratificazioni sono parte fondamentale della quotidiana vita nel mondo del lavoro.

Oltre a questo trovo abbastanza attinente l’argomento “ansia da prestazione”. Sono stata coinvolta da una persona che presa un pò dal panico del primo lavoro si è chiesta se la cosa fosse normale. Personalmente ritengo che essere troppo sicuri rende anche freddi e distanti. In situazioni dove ci metti la faccia, la testa, la pancia, tutto te stesso insomma, sarebbe disumano pretendere di non avere preoccupazioni. Ognuno poi metabolizza alla sua maniera ma se ti preoccupi di quello che andrai a fare domani vuol dire che ci tieni un casino, che la cosa ti sconvolge dentro, che ti scombussola la testa e ti fa sentire vivo. Eh si, io ormai non vivo che per queste emozioni. Spero sempre che arrivi uno di quei lavori che non mi fa dormire la notte perchè mi appassiona e mi regala una scarica di adrenalina.

Pensare che a volte mi arrabbio con qualche collega che non si entusiasma per il proprio lavoro, che non ci mette il cuore. Quelli che considerano il fotografo un mestiere come un altro non li capisco. La cosa che mi fa più arrabbiare è che hanno la grandissima fortuna di avere mezzi e possibilità per fare uno dei mestieri più belli al mondo ma non hanno più l’amore per questa cosa, o forse non la coltivano. Beh, non sta a me giudicare, però mi fa tristezza.

Siate felici di scattare fotografie, siate felici se non dormite la notte per un lavoro, siate felici di poter continuare a scrivere: professione = fotografo!

26 comments
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26 coments

  • 7 ottobre 2010 alle 19:28

    Come sempre quando “ti apri” dai il meglio di te :) Purtroppo queste realtà ci sono. Comunque non preoccuparti, sono sicuro che quei lavori li arriveranno.

  • 7 ottobre 2010 alle 20:13

    E già, nonostante tutto c’è un mondo bellissimo fuori e avere la fortuna di guardarlo da fotografi è fantastico.
    Condivido l’augurio: siamo felici!!!

  • 7 ottobre 2010 alle 21:09

    Io sarei felicissima di scrivere ovunque di essere fotografa 😀
    Mi riterrei estremamente fortunata se un giorno riuscissi a mantenermi con la fotografia. Ma a volte si perde un po’ di vista ciò che vogliamo.

    Ci sono tantissime persone che non amano il proprio lavoro. C’è anche gente che nonostante faccia l’elettricista o il muratore (che non sono i lavori più semplici del mondo) è felice e va a lavorare con lo spirito giusto, mentre c’è gente che con lavori più “comodi” e magari anche più remunerativi che si lamenta perché la vita da miliardari nullafacenti può sembrare più facile.

    Per quanto riguarda me spero di non perdere mai la fiamma della passione… o quantomeno di avere sempre una scintilla :)

    • Barbara
      7 ottobre 2010 alle 23:44

      Mi ricordo che tempo fa, col mio fidanzato dell’epoca, si discuteva sul fatto di amare o no il proprio lavoro. Lui diceva: io al mattino proprio non ho voglia di alzarmi e andare a lavorare. E io rispondevo: io invece non ho voglia di alzarmi. Punto. Che è ben diverso.
      Mi auguro di essere sempre di questa opinione. Quando la penserò come lui sarà la volta buona per cambiare.

  • 8 ottobre 2010 alle 13:06

    Io, da anni, svolgo un lavoro che mi fa star male e che odio, ho la fortuna di avere un contratto e sebbene ultimamente ci siano dei bassi (cassa integrazione) comunque un minimo di stipendio ce l’ho.

    Nonostante questo non è ciò che vorrei fare per tutta la vita, anzi, spero di riuscire a trovare un’altra strada al più presto, perché voglio vivere e non sopravvivere (non parlo solo economicamente ma anche mentalmente).

    Questi fotografi che conosci e che non si entusiasmano per il proprio lavoro..beh..o non amano il loro lavoro (ed allora auguro loro di trovare la giusta via) oppure hanno dimenticato una parte importante del vivere e del fotografare che sia a livello professionistico o amatoriale. Le emozioni. Quelle emozioni che si provano prima di un servizio (commerciale o no), quando ci si sta mettendo in gioco e quando si vuole dare il meglio di sé.

    Io mi auguro di essere sempre capace, anche se avrò la fortuna di fotografare per mestiere, di percepire e vivere la fotografia in primis come passione perché son convinto che se si fa qualcosa senza passione, sarà una cosa vuota e senza senso. La passione invece può trasformare un semplice sasso in una stella cometa.

    Michelangelo

  • Simone Becchetti
    8 ottobre 2010 alle 18:07

    Che bell’articolo.. 😉
    Ti da quella sensazione di incoraggiamento, di incoraggiamento intelligente. Amare davvero quello che si fa per la maggior parte della nostra vita è una fortuna che va saputa trovare e soprattutto va saputa alimentare..
    thanks 😉

  • 9 ottobre 2010 alle 09:45

    Avere la fortuna di svolgere un lavoro che piace e da’ soddisfazioni è una delle cose più belle della vita. Ci si alza al mattino con la gioia nel cuore. Se così non fosse, sarebbe proprio il caso di riflettere di cambiare mestiere. Occorre tenacia e perseveranza, studiare e confrontarsi con altri aiuta a migliorarsi. E un po’ di paura, prima di scatti importanti, credo sia più che comune. Non siamo fredde macchine ma esseri umani.

  • 9 ottobre 2010 alle 21:07

    Lavoro e passione, due cose che se si sposano va a meraviglia … altrimenti è solo una “maledizione divina”
    😉

    • Barbara
      9 ottobre 2010 alle 23:07

      @Malakh: di questi tempi tenere duro facendo un lavoro che non piace è atto di coraggio :-)
      @Simone: tutto va alimentato, il corpo, l’anima, lo spirito, l’amore, la passione. Ben detto.
      @ balpa: si si, farsela sotto ti mantiene bello vivo ehhehehehe
      @alligatore: e tu come stai messo? conosco la tua passione ma in merito a lavoro?

  • 10 ottobre 2010 alle 10:06

    Eccomi qua… Non potevo non commentare :-)
    Ci sono milioni di cose che vorrei scrivere sull’argomento, ma cercando di essere pragmatica, credo che chi fa una scelta di cuore, chi sceglie di fare della propria passione la propria fonte di sostentamento, indipendentemente da cosa fa… Intraprende un percorso di crescita che oltre a farci essere fotografi (o muratori, o fioristi o quello che vuoi) migliori, ci fa essere delle persone migliori. Questo se vuoi vendere delle fotografie e non meri pezzi di carta stampata! Nel fare questo percorso, ci si scopre come esseri umani complessi, ci si scopre nelle proprie mille potenzialità e limiti. Io ho fatto questa scelta, così come Barbara e molti altri prima di me, accettandone, nel bene e nel male pregi e difetti. Chi fa un mestiere di cuore, vive una vera e propria relazione sentimentale con questo mestiere, e il lasciarsi trasportare fa parte della storia d’amore. A volte sorrido quando le persone mi dicono che sono “fortunata” a fare la fotografa. Io credo di avere “scelto” di non arrivare ad avere ancora uno stipendio, di avere “scelto” di non dormire la notte prima di un lavoro e di avere “scelto” la fotografia come mestiere. E’ ovvio il non dormire di notte, magari non l’avevo calcolato :-) così come l’essere responsabile al 100% di quello che si fa, nel bene e nel male… ma io sento che cammino e tutto ciò di cui parla Barbara fa parte di me e di molti altri oggi. Non siamo nè fortunati, nè stolti, nè coraggiosi: siamo esseri umani fortemente coinvolti con quello che fanno, perchè l’abbiamo scelto e ci assumiamo totalmente la responsabilità della nostra scelta. Con questo non voglio che sia un discorso autoreferenziale: ci sono persone che effettivamente non sono nelle condizioni (anche economiche) di “scegliere” a 100% quello che vorrebbero fare ma farsi delle domande su chi si è e cosa si vorrebbe, inizia un processo di liberazione del sè, che magari in 10 anni ci porta all’obiettivo. Basta crederci.

    • Barbara
      11 ottobre 2010 alle 09:33

      I sacrifici fatti per ottenere una condizione ti fanno apprezare di più il risultato. Per questo è molto più importante il percorso che si fa che non il fine assoluto.

  • 11 ottobre 2010 alle 12:07

    Io sono una di quei fotografi che prima di un servizio importante entra nel panico. Vado in iperventilazione, comincio a fare chilometri nella stanza dove mi trovo agitando le braccia e urlando “moriremo tutti!”
    Con il tempo e con l’esperienza, ovviamente, ho cominciato a sapere cosa sono in grado di fare bene senza doverci pensare troppo, e riesco a camminare in tondo fingendo sicurezza e urlando con la voce strozzata e la faccia terrorizzata “andra’ tutto benissimo!!” ma non riesco mai a sedermi del tutto (anche perche’ in genere quando lo faccio il destino beffardo mi rimette sulle punte dei piedi, facendo andare storto qualcosa).
    E sono terrorizzata perche’ in un certo senso cerco l’errore. Continuo ad infilarmi in situazioni un po’ piu’ grandi di me e so che prima o poi sbattero’ con le chiappe per terra.
    Pero’ non conosco altri modi per crescere e non ci sono grosse scorciatoie.

    Pero’ ci sono anche giorni in cui fai quello che sai fare meglio e tutto e’ semplicemente piacevole e perfetto e tornare a casa dopo un giorno cosi’ e’ come sentirsi parte di qualcosa di divino.
    Per cui sai che ne vale la pena.

    • Barbara
      11 ottobre 2010 alle 12:20

      Anch’io ogni tanto penso “moriremo tutti” ma mai come quando la mia banca chiama sul cellulare per farmi il cazziatone.
      Li si che comincio a sudare freddo… :-)

  • 11 ottobre 2010 alle 15:48

    In merito al lavoro, ti posso dire solo che di sicuro non faccio il fotografo (e questo, già lo sospettavi, guardando le mie cosidette foto sul mio blog) …non è una passione, a meno che al termine non diamo un significato religioso, tipi quella di Cristo. 😀 Cip!

  • 11 ottobre 2010 alle 18:55

    Ah, la telefonata della banca!
    Sono sempre bei momenti… Adesso cerco un tutorial per rapinarne una. Con tutto quello che c’e’ su Internet vuoi che non lo trovi?
    ;_;

  • 11 ottobre 2010 alle 18:57

    Internet non mi delude mai… http://hubpages.com/hub/How-To-Rob-a-Bank

  • 11 ottobre 2010 alle 18:59

    Il dubbio è giusto che ci sia, perchè quando è nella giusta misura ci fa stare con i piedi per terra e fa prendere decisioni con quella sana dose di “terrore”, che poi si rivelano esatte. Altrimenti saremmo in preda a deliri di onnipotenza che ci farebbero sentire invincibili e sottovaluteremmo le difficoltà, creandoci così trampolini ancora più alti da cui cadere e sfracellarci!
    In questi giorni il mio spiritello odioso non mi molla un attimo e sono i giorni down, quelli in cui pensi: “ok, apro un bar sulla spiaggia, fronte oceano”, ma sento che in fondo, dentro di me, la passione per la fotografia è forte (meno per l’aspetto lavorativo) e quindi cerco di annegare lo spiritello per farlo stare zitto… Anche se purtroppo sento sempre più forte la voglia di mollare tutto, perchè le soddisfazioni non arrivano, tengo duro perchè sono un’insopportabile ottimista e so che prima o poi le cose cambieranno…Stenderei un velo pietoso sul fronte bancario, va… 😉

    • Barbara
      11 ottobre 2010 alle 19:21

      @Bruko: creiamo una società che rapina banche? :-)
      @Monimix: creiamo una società che rapina banche e poi vende cocktails sulla spiaggia? Il mio moroso è ex barman… Io posso mettere gli ombrellini sul daiquiri

  • 12 ottobre 2010 alle 11:59

    Io ci sto ragazze! Ho già le infradito ai piedi heheheh :)

  • 12 ottobre 2010 alle 16:46

    Che fate le Charlie’s Angel?

  • 12 ottobre 2010 alle 22:45

    andata! Oh, passamontagna glitterati, che non c’e’ bisogno di essere sciatte solo perche’ la tradizione vuole il collant.
    😉

  • 13 ottobre 2010 alle 10:28

    LOL! C’è davvero il tutorial xD
    Comunque Barbara il mio non è coraggio, la mia è vigliaccheria. Sono stato cresciuto (forse come ogni meridionale) con l’idea che il massimo fosse il posto fisso ma ora so che non è il massimo ma allo stesso tempo non ho il coraggio (soprattutto di questi tempi) di mollare.

  • 13 ottobre 2010 alle 10:31

    hahahahah ok vada per il passamontagna glitterato! 😀

    • Barbara
      13 ottobre 2010 alle 10:36

      niente infradito però…. potrebbero impedire la fuga

  • 15 ottobre 2010 alle 12:49

    Bell’articolo!

    Anche a me capita spesso di domandarmi se la strada è quella giusta e se sono all’altezza della situazione. Ogni volta, magicamente, succede qualcosa che mi indica il percorso… e via di nuovo a scattare.

    ah… la foto di contorno all’articolo è bellissima! 😉

  • Barbara
    15 ottobre 2010 alle 13:06

    eh si, se si sa scoltare il proprio istinto si arriva sempre dove è giusto (atc. ho consumato tutte le S in questa frase)

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