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Vedere con i propri occhi
29 ottobre 2010|Professione

Vedere con i propri occhi

Vedere con i propri occhi

Giusto mercoledì scorso sono stata a Milano al Jumper Camp tenuto da Alessandro Bernardi sulla gestione del colore. Premesso che trovo tutti i Jumper Camp interessanti e professionali e che le iniziative di Luca Pianigiani sono sempre “avanti”… beh ieri sera tornando in treno non mi sentivo tanto bene. Non era un malessere fisico ma intellettuale. E mi chiedevo se è mai possibile che ogni volta che vado ad uno di questi incontri debbo incontrare qualcuno che mi abbatte a cannonate pesanti le convinzioni che mi hanno accompagnato fino a quella stessa mattina. Voglio dire, tu sei anche bello attivo, ti tieni informato, ti fai la tua bella formazione, frequenti corsi, cerchi di stare al passo insomma, poi regolarmente incontri quello che ti dice che il tuo modo di lavorare non va bene e dovresti cambiare. E’ mai possibile? E ogni volta giù di rivoluzione. Perchè spero sempre che la vera verità ci sia, esista, e che qualcuno prima o poi me la riveli. Invece no. Non è così mai.

Mi sono quindi fatta l’idea più ragionevole che non esiste la vera verità, che non c’è un solo ed unico modo di vedere le cose, che non è mai solo bianco ma può essere grigio sovraesposto! Insomma, che se fai una cosa in un modo diverso dagli altri ma il risultato è buono, non è detto che abbiano ragione gli altri. O non è detto che il tuo metodo sia sbagliato. Forse la vera rivoluzione non sta nella ricerca della fede credendo ciecamente in quello che altri dicono ma sta nel crearsi la proria strada e perseguirla con costanza imparando dalle proprie esperienze.

Si, decisamente deve essere così.

E’ anche l’unico modo per ottenere dei risultati unici e personali e non brutte copie.

Quindi grazie al Jumper Camp perchè mi ha dato qualcosa in più che non era previsto nel programma :-)

12 comments
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12 coments

  • 29 ottobre 2010 alle 08:54

    Anch’io tornando in treno non mi sentivo tanto bene… forse perchè ho corso come un pazzo per prendere quello delle 19.05, ho litigato con due biglietterie automatiche, bancomat, carte di credito…

    Ma ce l’ho fatta! Alle 19.00 ero al binario.

    Peccato che il treno è arrivato con 30 minuti di ritardo.

    Il Camp è stato sconvolgente… piacevolmente sconvolgente. Ti rendi conto dei tuoi limiti, di quanto si può fare (se “si deve” è tutto da capire). Peccato che da questi eventi io sia solito portare via solo piccoli spunti, sarebbe bello arrivare in studio e riuscire non solo a replicare quanto visto, ma portarlo oltre.

    Comunque un piccolo spunto è un seme… se lo innaffi diventerà una pianta (gramigna o rosa… chi lo sa?).

  • 29 ottobre 2010 alle 09:31

    Sono perfettamente d’accordo con te, non esiste un unico modo di fare e vedere le cose. Ognuno ha il proprio metodo, a volte giusto, a volte un po’ meno e quindi si può migliorarlo, ma tendenzialmente se il risultato che ottieni è buono vuol dire che anche il tuo metodo è giusto. E’ come quando guardi un tutorial, ti spiegano come fare una cosa, ma ce ne sono tantissime altre varianti e se alla fine il risultato che ottieni è uguale o comunque simile perchè cambiare se ci troviamo bene col nostro metodo? Si può provare, si varia per migliorarsi e per non annoiarsi ma la differenziazione per me è bellissima! :)

    • Barbara
      29 ottobre 2010 alle 10:12

      @Nicola: ma eccoti! pensavo… sono scappata senza salutarlo. A saperlo che eri sullo stesso treno ci si faceva due chiacchiere. Comunque quando abbiamo parlato avevo sospettato che eri tu (skaphoto intendo) ma mi sembrava strano che non me lo avessi detto. Accidenti a te. ;-D
      Si in effetti il camp è stato sconvolgente anche se molte cose le avevo già viste (ho seguito l’incontro di Dan Margulis a Bologna questa primavera) ma non tanto per gli argomenti quanto per il fatto di sentirsi sempre fuori posto. Non so come spiegarmi, è come essere vestiti di rosso ad un funerale. Anche se tu sai che il rispetto per il lutto non si esprime dal colore del vestito, tutti ti guardano pensando che sei immorale. Uff. Sarò malata? Ho bisogno di ferie??
      @Monica: da buona persona ordinata e metodica quale sono ho sempre pensato che ci siano dei modi giusti per fare le cose. Ma in effetti è come dici tu, la differenziazione è bellissima. Ed è più uno stato mentale che pratico. E sono felice di scoprire che la rivoluzione vera sia già in atto dentro la mia testa da un pò di tempo :-)

  • 29 ottobre 2010 alle 11:00

    Ciao, il nostro mestiere è quello di attivare la mente, destabilizzare per poi trovare quello che Battiato canta: “Cerco un centro di gravità permanente
    che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose sulla gente avrei bisogno di… ”
    Da quando mi occupo di informazione/formazione nell’innovazione legata al mondo dell’immagine, ho seguito una sola regola che mi ha aiutato: ogni sei mesi mi guardo allo specchio e accetto di mettere in discussione tutto quello in cui credo.
    Il corso lo ha fatto Alessandro, gli argomenti li ho proposti io, ma non sono intervenuto. La cosa curiosa è che ha detto cose che ho scritto 10 anni fa (forse 15)… all’epoca dicevo, ed evidentemente non erano così folli, che per gestire il colore era meglio farlo con un monitor BN, ed è quello che ha detto Alessandro (non stimolato da me). Questo però non è innovativo oggi, e non lo era nemmeno 15 anni fa quando lo scrivevo io. E’ la base del concetto del Sistema Zonale. Bisogna misurare, comprendere, decidere come interpretare. Ma torno al discorso del metterci in discussione. Non tutto dobbiamo cambiare, è vero che la realtà e la verità non c’è. Ma bisogna accettare di mettersi in discussione, anche se fa male, è doloroso. Penso che il mio diabete possa essere lo sfogo fisico a questa sofferenza, ma con tre pastigliette al giorno ho risolto 😉
    Per finire, un po’ adoriamo, noi di Jumper, sconvolgere… è un bene, fa pensare, sentirsi dire che tutto quello che facciamo è giusto è confortante a volte, ma non ci porta da nessuna parte. Cambiare, o difendere con saggezza, le nostre convinzioni, quello si che è utile!

    • Barbara
      29 ottobre 2010 alle 11:23

      Pienamente d’accordo. Infatti lo sai bene che sono una tua sostenitrice. La cosa curiosa però è che quando credi di esserti stabilizzato, arriva un nuovo terremoto. Forse non traspare dal mio post ma io ADORO questa situazione. Proprio perchè mi fa capire che se non sono in linea perfetta, magari è perchè sono un pò a lato. E cos’è meglio di una strada alternativa ma sgombra piuttosto che una classica ma affollata? :-)
      Tu sei sicuramente sempre a lato. Grazie Luca.

  • 29 ottobre 2010 alle 11:30

    Uff… sarà che io sono abituato a sentirmi vestito di rosso ai funerali…

    In effetti ti ho vista schizzare via ed ho pensato che avessi preso quello precedente, io sono sempre “just in time” :-P. Non ti ho vista con lo sguardo fra il perso e lo scoglionato (tipo il mio) vagare in stazione in attesa del maledettisimo treno.

    Oddio, io parto dal presupposto che pochi mi conoscono. Immagino sempre la scena:

    Ciao, sono Nicola…
    … Scarmagnani…
    …Skaphoto…
    …Skaphoto.com…
    (sguardi assenti, silenzio imbarazzante)
    …no, beh… sono un fotografo part-time, niente di che…

    • Barbara
      29 ottobre 2010 alle 11:37

      Siccome odio aspettare i treni, mi invento sempre qualcosa da fare, tipo leggere i cartelloni pubblicitari, mangiare di tutto, scrutare le facce degli sconosciuti, contare le cuciture del mio cappotto… così passo per una che c’ha da fare. Ma a te ti conosco perchè… boh, ti ho letto su qualche post e ho visto il tuo sito. Ecco. E poi è raro incontrare concittadini ai workshop seri e professionali, a Milano poi. I veronesi sanno sempre tutto!! ;-D

  • 29 ottobre 2010 alle 15:41

    Un tempo ti avrei risposto che sanno anche “da freschin”. Quando posso frequento corsi ed incontri di questo tipo (workshop in cui si scatta di solito no). Domenica sono a quello di Sara qui a Verona (probabilmente i post a cui ti riferisci li hai visti sul suo blog!).

    Per esempio nel corso di Sara non mi interessa tanto il corso di per se (anche se di cose da imparare ne ho), ma vado più che altro per conoscere lei. Da come scatta e scrive mi sembra una grave mancanza non cogliere l’oportunità di conoscerla, no?

    In fondo ho sempre pensato che la tecnica oggi sia solo un accessorio (a parte in alcuni casi, ovviamente). Conoscendo, parlando, guardando e confrontandosi con gli altri puoi avere la materia prima per fare foto… poi il resto viene da se, con in tempo, la pazienza gli improperi ecc…

    P.S.: ho sempre stimato le persone che contano le cuciture del proprio cappotto; io non ce la faccio proprio… non riesco a stare concentrato e perdo subito il conto.

    • Barbara
      29 ottobre 2010 alle 18:22

      allora ci vediamo domenica 😀

  • 29 ottobre 2010 alle 22:49

    Ci sei anche tu?

    Fantastico. A domenica! :-)

  • 9 novembre 2010 alle 09:01

    Beh in quanto piccolo aspirante fotografo, mi sento spesso e volentieri così come descrivi tu questo “malessere intellettuale” ma, per una mancanza di fiducia e per l’inesperienza, ho forti difficoltà a concludere il mio pensiero nella stessa maniera in cui hai fatto tu.

    Tenterò d’imparare da tutto ciò =)

    P.s.
    Anche se in ritardo dato che son mancato un po’ di tempo e dato che oramai hai ripreso a scrivere, ben tornata!

    • Barbara
      9 novembre 2010 alle 10:05

      Si, mi spiace essere stata assente per un pò ma gli impegni di lavoro sono stati pesanti. E poi non mi piace scrivere tanto per fare ma avere qualcosa di concreto da dire :-)

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