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Io microstock…e tu?
10 agosto 2009|Microstock

Io microstock…e tu?

Io microstock…e tu?

All’inizio degli anni ’90 mi è capitato di lavorare per qualche periodo in uno studio fotografico di Milano come assistente/fotografa insieme a due colleghe e per riempire i tempi morti ci è stato suggerito dal direttore della rivista Fotographia, Maurizio Rebuzzini, di iniziare a produrre delle immagini da inviare a qualche agenzia fotografica “di stock”. In quegli anni le foto stock venivano fornite unicamente da agenzie serie e piuttosto costose come per esempio Laura Ronchi, viste dai fotografi comeinattaccabili monumenti. Si scattava col banco ottico su pellicola medio formato (per abbattere un po’ i costi) e la cura messa nelle immagini era veramente ottima; studio delle luci, composizione, varianti sul tema etc. Insomma, una buona scuola di still-life. Sono passati circa 15 anni e le agenzie di foto stock, ora microstock, sono decine, si presentano quasi unicamente sul web e si fanno la guerra a suon di prezzi bassissimi, che meno di così… si regala. Anzi, molte agenzie sono nate proprio con l’idea di regalare foto per attirare poi l’attenzione sulla parte del loro magazzino a pagamento. E la qualità delle immagini presenti non è così bassa come si è portati a pensare. Con il passaggio al digitale il lavoro di fotografo ha avuto uno sconvolgimento nel modo in cui si vendono questi tipi di immagine (e non solo queste…purtroppo) ma non ha portato un calo nella qualità. Insomma, l’impegno e la fatica sono uguali ma i guadagni per singola immagine sono precipitati. Fortunatamente i costi fissi sono calati molto portando ad un principale investimento di tempo e non più di soldi in pellicola e sviluppo, lasciando campo libero alla sperimentazione e creatività.

Quest’anno ho felicemente rinunciato alle vacanze estive per potermi occupare di un nuovo arrivo in famiglia, il nostro cane Jack; avendo quindi del tempo da dedicare ad altre cose ho voluto capire in maniera più approfondita come funziona il vasto mondo del microstock, istigata anche dal buon Luca Pianigiani di Jumper, www.jumper.it, che sospetto ne stia facendo un “manuale d’uso”. Mi sono armata di pazienza, ho iniziato col selezionare tutte le mie immagini digitali proponibili (le diapositive arriveranno più avanti) ed ho iniziato il calvario. Devo ammetterlo, non mi aspettavo che la cosa mi assorbisse così tanto tempo ed energie. Ho scoperto che la concorrenza è talmente tanta e di ottima qualità che i siti non accettano gli archivi ad occhi chiusi ma richiedono test di ammissione, foto da valutare e inviano commenti inaspettati sulle immagini proposte. Così tra bocciature e centinaia di immagini uplodate mi sono decisa a riassumere l’esperienza fatta in alcune puntate da pubblicare in questa rubrica, sperando che possa essere di aiuto e conforto a qualche collega che voglia cimentarsi nella vendita del proprio archivio.

Come sentenza parziale posso dire di non aver guadagnato ancora abbastanza da coprire nemmeno la spesa di elettricità del ventilatore, unico sollievo della calura estiva, ma ho imparato tantissimo sulle mie foto, sul mondo del microstock, e soprattutto ho fatto una buona scuola di inglese!!

3 comments
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3 coments

  • anto
    17 settembre 2010 alle 12:39

    …comunque jack è bellissimo!

    • Barbara
      17 settembre 2010 alle 12:41

      Su questo hai proprio ragione 😀

  • 17 maggio 2012 alle 15:23

    Bell’articolo che contribuisce a divulgare informazioni sul mondo della fotografia microstock! 😉

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